Comprare casa o restare in affitto e investire la differenza

Il confronto sta in un solo numero: il patrimonio netto che hai in mano alla fine, nelle due strade. Chi ha l’uscita mensile più bassa investe la differenza, in entrambe le direzioni.

Perché “l’affitto è denaro buttato” è una mezza verità

È vero che il canone se ne va senza lasciarti nulla. Ma anche comprando, una parte consistente di quello che paghi non diventa patrimonio: gli interessi del mutuo, le imposte d’acquisto, il notaio, l’agenzia, la manutenzione, il condominio. Nei primi anni di mutuo la quota di interessi è altissima, quindi la rata assomiglia molto a un affitto pagato alla banca. La domanda giusta non è “affitto o proprietà”, ma quale dei due ti lascia più patrimonio alla fine del periodo che ti interessa.

Il costo-opportunità, la voce che tutti dimenticano

Se compri, l’anticipo e i costi d’acquisto escono dal tuo conto e finiscono nel mattone. Chi resta in affitto quei soldi li tiene investiti: su 50.000 € di anticipo e 20 anni, la differenza è enorme. È il vero motivo per cui il confronto non si può fare guardando solo rata e canone. Allo stesso modo, se la rata più le spese superano il canone, chi affitta può investire anche quella differenza ogni mese; se invece comprare costa meno, è chi compra ad accumulare la differenza. Questo calcolatore fa entrambe le cose.

Il tempo è quasi sempre il fattore decisivo

Comprare parte in svantaggio: i costi d’acquisto sono soldi che spariscono subito, e all’inizio il mutuo è quasi tutto interessi. Poi la situazione si ribalta lentamente, perché ogni rata riduce il debito e la rata fissa, con l’inflazione, pesa sempre meno in termini reali. Per questo esiste un anno di pareggio: prima di quello conviene l’affitto, dopo conviene aver comprato. Se pensi di trasferirti entro pochi anni, comprare quasi mai conviene sul piano finanziario.

I numeri da tarare con onestà

Due valori spostano il risultato più di tutti. Il primo è la rivalutazione della casa: il valore predefinito è zero oltre l’inflazione, cioè la casa mantiene il potere d’acquisto ma non arricchisce da sola. È un’ipotesi prudente e realistica per l’Italia degli ultimi decenni; se metti 2-3% reale stai assumendo un mercato molto favorevole. Il secondo è il rendimento degli investimenti: alzarlo favorisce l’affitto, abbassarlo favorisce l’acquisto. Prova entrambi gli estremi e guarda quanto cambia il verdetto: se cambia moltissimo, vuol dire che la scelta dipende da ipotesi che nessuno può garantire, e allora contano di più le ragioni personali.

Cosa sono i “costi d’acquisto”?

Sono le spese che paghi una tantum per comprare, oltre al prezzo: imposte di registro o IVA, notaio, eventuale provvigione dell’agenzia e istruttoria del mutuo. In Italia vanno tipicamente dal 6% al 10% del prezzo. Sono più basse se compri prima casa da privato (l’imposta si calcola sul valore catastale, non sul prezzo) e più alte se compri da costruttore con IVA o tramite agenzia. Sono soldi che escono subito e non tornano: per questo il patrimonio di chi compra parte negativo.

E i “costi di vendita”?

Sono le spese che sosterresti se rivendessi la casa alla fine del periodo: soprattutto la provvigione dell’agenzia (di norma 2-3% più IVA a carico del venditore), più certificazione energetica e pratiche. Servono a mostrarti quanto incasseresti davvero. Se non pensi di vendere puoi metterli a zero, ma ricorda che in quel caso quel patrimonio resta immobilizzato nella casa: per usarlo dovresti comunque vendere.

Cosa metto in “manutenzione e imposte annue”?

La spesa media annua per tenere in piedi la casa, in percentuale del suo valore, escluse le spese condominiali che hanno un campo a parte. Comprende manutenzione ordinaria e straordinaria (caldaia, infissi, tetto, impianti) e le imposte sulla proprietà dove dovute. Una regola diffusa è circa l’1% del valore all’anno; scendi verso lo 0,6-0,8% per una casa nuova o ristrutturata, sali sopra l’1% per una casa vecchia. Ricorda che in Italia la prima casa non paga IMU.

Perché il patrimonio di chi compra è più basso del prezzo della casa?

Perché finché il mutuo non è estinto una parte della casa è ancora della banca. Il patrimonio mostrato è il valore della casa meno i costi di vendita e meno il debito che ti resta. Su una casa da 230.000 € con un mutuo di 25 anni, dopo 20 anni ti restano ancora circa 33.000 € di debito: il patrimonio netto è quindi intorno ai 190.000 €, e arriva al massimo solo quando il mutuo finisce.

Cosa sono le “altre spese dell’inquilino”?

Quello che paga chi affitta oltre al canone e alle spese condominiali: in Italia soprattutto la quota di imposta di registro sul contratto a suo carico (circa l’1% del canone annuo, salvo cedolare secca) e la piccola manutenzione ordinaria che spetta all’inquilino, come rubinetti o tapparelle. Se non sai cosa metterci, 20 € al mese è una stima ragionevole, oppure lascia zero: sposta poco il risultato.

Chi paga le spese condominiali, il proprietario o l’inquilino?

Entrambi, ma voci diverse: per questo ci sono due campi. Il proprietario paga tutto, ordinario e straordinario; l’inquilino di norma solo la parte ordinaria (pulizie, ascensore, riscaldamento centralizzato), che vale grosso modo il 70-80% del totale. Se stai confrontando la stessa identica casa, metti la cifra piena dal lato acquisto e una quota dal lato affitto.

Comprare conviene sempre sul lungo periodo?

Spesso sì, ma non sempre: dipende dal rapporto fra prezzo della casa e canone d’affitto della stessa zona, dal tasso del mutuo e da quanto rendono gli investimenti. Dove gli affitti sono bassi rispetto ai prezzi, restare in affitto e investire può battere l’acquisto anche su vent’anni. Il calcolatore ti mostra l’anno di pareggio con i tuoi numeri.

Cos’è l’anno di pareggio?

È l’anno in cui il patrimonio di chi ha comprato supera quello di chi ha affittato e investito. Prima di quel momento comprare è in svantaggio, per via dei costi d’acquisto e degli interessi iniziali. È il numero più utile se stai valutando quanto a lungo resterai in quella casa.

Che rivalutazione della casa devo mettere?

Il valore predefinito è 0% reale, cioè la casa cresce quanto l’inflazione. Storicamente, sul lungo periodo, gli immobili italiani hanno fatto poco più dell’inflazione, con forti differenze fra città e zone. Mettere 3% reale significa ipotizzare un mercato molto favorevole: fallo pure, ma sapendo che è un’ipotesi ottimistica.

I miei dati vengono salvati?

No. Tutto il calcolo avviene nel tuo browser in tempo reale. Non inviamo né memorizziamo i valori che inserisci.